21 Luglio 2019
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pierina gallina
VARANASI – INDIA… DOVE MADRE INDIA GUARDA E SORRIDE
Varanasi… maggio 2019 – racconto di viaggio. Un viaggio tatuato nel cuore e negli occhi.
Si fa presto a dire India, immensità da
sfiorare con rispetto e gratitudine. Dove comprendere
di essere piccolissima cosa, anzi, nessuno, davanti alle
pire ardenti sul Gange silenzioso ma mai solo.
Dove la vita è ovunque, nel fuoco e nell’acqua che tutto
lava e trasforma, in ciò non è per sempre ma serve, nel fatto che tutti siamo
uguali, Marajà e Mendicante.
Perché tutti siamo qui per qualcosa che non
sempre comprendiamo. Qualcuno lo chiama karma,
progetto, destino. L’ India pone domande ma lascia la libertà di pensiero e di azione.
Ma un saggio dice “Se non è la tua tazza di the, non berlo”. Ovvero… non giudicare.
Si fa presto a dire India ma si dovrebbe dire dove in India. Con i suoi 29 stati, uniti solo dall’amore per le tre mamme, Madre Terra, Madre che ha dato la vita e Madre India, è diversissima in ognuno di essi. Essere al sud o al nord o nel suo cuore cambia completamente prospettiva. E’ grandissima l’India, povera ma ricca di un tutto che pervade anche chi non possiede altro che se stesso. E’ sporca l’India, sì, per la nostra cultura fatta troppo spesso di apparenza. Ha la forma di una donna, basta guardare la cartina per capirlo. In alto ha la testa, poi il
collo, le braccia allargate, il petto gonfio, il ventre, le gambe e i piedi nell’ Oceano. E’ simile all’ Italia. A Nord ha le montagne, il
deserto in corrispondenza della pianura, il mare tutt’intorno. Ogni 100 km cambia totalmente. Terra, lingua, cultura. Di uguale ha il “Namastè'” o “Io mi inchino a te”, il saluto a mani giunte con leggero piegamento della testa in segno di riverenza e di invito ad accettare la vita con tutto ciò che essa dà, affidandoci a qualcuno che sta in alto in cui credere.
Per conoscerla almeno un po’, l’India,
bisognerebbe andarci sette volte, per raggiungere poi il settimo cielo.
Ma basta andare a Varanasi e sul Gange, uno dei sette luoghi sacri per gli indù, per tentare
di coglierne la vera essenza. Proprio lì dove ogni sera, tra il formicolio
umano, accade il miracolo della benedizione di Madre Ganga, spettacolo unico,
dal sapore acre dei morti che bruciano. Varanasi, apocalisse di contrasti che
qui convivono in apparente o forse autentica armonia. Dove c’è chi dorme sui gradoni
sconnessi del Ghat, chi si lava, chi lava i panni, chi chiede la carità, chi
canta, chi cuoce, chi guarda, chi urina. Dove le pire accese giorno e notte
trasformano in cenere corpi avvolti in stoffe e fiori, dove sfarzo e miseria, rumore
e silenzio, dimostrano che nulla è per
sempre e che la giustizia esiste. Si chiama morte e da lei ci andiamo tutti
prima o poi, il Sadu e il Marajà, magari vicini di pira. Perché sul Gange vita
e morte parlano la stessa lingua.
Si fa presto a dire India, con un fiume di domande e una, sola, possibile
risposta… così è e tale resta. Non spetta ad alcuno pretendere di cambiarla. E,
se qualcuno lo facesse, non importa. Madre India sorriderebbe anche a lui.
India del nord, Triangolo d’oro 29 ott -5 nov 2011
INDIA mistica – New Delhi, Agra, Orchha, Khajuraho, VARANASI